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日志


1月29日

6 gennaio - si torna a casa

 
Sono le 9,15, ho fatto colazione e sono tornata in camera. Fuori il sole fa da padrone in un cielo senza nuvole. Non fa freddo qui a Raleigh. Ieri pomeriggio ho camminato solo con un maglione non pesante e a volte era troppo pure quello. Ho visto gente in maniche corte  addirittura!!
Ieri sera non avevo sonno, ho guardato molta tv, girando i canali sono capitata nel mio telefilm preferito, non so quanti episodi avrò visto: era  una sera "dedicata". Ero come incantata... ascoltarli in lingua originale. A mezzanotte passata ero ancora sveglia.
Dopo colazione volevo uscire a fare ancora due passi fra gli scorci di questa piccola realtà americana, ma la tristezza e l'amarezza della partenza sono più forti e mi bloccano le gambe. Non ci credo... io che adoro camminare!!
Mi faccio con calma una doccia. Mi preparo e metto le ultime cose in valigia, alle 11 esco dalla camera del motel, consegno il badge che  funge da chiave e chiedo di chiamarmi un taxi. La receptionist mi dice che in 7 minuti sarebbe stato qui. Ringrazio, saluto e aspetto fuori. Voglio respirare  ancora un pò di quest'aria. E' una splendida giornata di sole. Tante auto passano davanti ai miei occhi. Oggi è sabato e al distributore di benzina con autolavaggio di fronte, molti lavano la propria.
Arriva il taxi. Un suv blu e il tassista è un uomo di colore, mi carica la valigia e salgo. Sta ascoltando Bob Marley. In circa mezz'ora mi porterà all'aereoporto e la corsa mi costerà 41 dollari.
Sono le 12,15 e ho già fatto il check-in. Si è presto, l'aereo parte alle 15,30... ma che senso ha ormai aspettare ancora un pò?
Sono seduta sulle comode poltroncine della sala d'attesa del gate 23. Deve essere di nuova costruzione questa parte dell'aereoporto. E' molto bella e spaziosa. Gli americani, considerato le grandi distanze, spesso usano voli interni per muoversi ed evidetemente è giusto che abbiano ogni tipo di comfort. Spero vada tutto bene a Philadelphia. Troverò il biglietto per Milano al gate poichè l'addetta della compagnia aerea mi ha fatto notare  che le valigie portano già la destinazione "MXP", Milano Malpensa.
Appoggio la testa  allo schienale e per  un attimo chiudo gli occhi... penso, anzi ricordo. Ricordo il primo giorno, la brutta sorpresa delle valigie perse per ritrovale dopo 12 ore ci ha fatto ritrovare il "brivido dell'avventura" che era svanito all'arrivo, quando le valigie non erano al nostro seguito.
Si, è iniziata così, incontrando subito la prima vera difficoltà, la seconda sarà quella di immetterci sulla 95, ci eravamo cacciati in una sorta di circolo vizioso. Un distributore di benzina... chiediamo aiuto! Entro e ci sono due uomini dietro al bancone, uno di colore e l'altro bianco. Mi rivolgo al bianco poichè l'altro è occupato. Mi spiega una strada ma troppo lunga, interviene un cliente e me ne illustra una più breve. Mi chiede fin dove voglia arrivare e  quando gli rispondo "NY", si stupisce: "NY? NY is very far from here!!" Sorrido compiaciuta della sua  sorpresa spontanea. Ho sempre incontrato persone gentili e disponibili. Non so come fossero gli americani prima dell'11 settembre, ma io li ho conosciuti come un popolo fiero ed unito. Ci sono due frasi che ho letto spesso qui e là "UNITED WE STAND" e "PROUD TO BE AMERICAN"... e noi che sventoliamo il tricolore solo quando si vince i mondiali di calcio.
Sono partita da pochi minuti e sorvoliamo il North Carolina, vedo le grandi distese di pianura e boschi che mi hanno stupito, e lo fanno ancora, all'andata. Come si fa a vivere in una nazione così grande? Dove, quando ascolti il telegiornale, senti parlare di fuso-oraio, dove le differenze climatiche sono così contrastanti. A NY si gelava di freddo e a Miami si stava a mezze maniche. Dove tutto è immenso, persino la strada con una corsia sola è più grande della nostra. Si certo,  per  loro è tutto semplice, loro sono nati qui. Io faticherei ad abituarmici, per arrivare nella città grande più, Milano, ci metto un ora, qui ce ne vogliono più o meno 6!
Grande Paese, non mi stancherò mai di dirlo. Con tutte le sue stranezze e contraddizioni, con le sue manie ed invenzioni. Sempre un grande Paese resta!! 
Sono quasi le 3 di notte in Italia e fra poco meno di 4 ore toccherò suolo. Il viaggio volge davvero al termine ormai e penso a tutto ciò che ho fatto in questi giorni. Che sia arrivato i momento delle conculsioni? delle considerazioni?
Ho riletto qua e là le pagine di questo diario improvvisato, e che dire...se non che è stato davvero eccezionale!!
Credo di essermi messa  alla prova. Non mi sono fermata davanti a nulla e ho provato un pò di tutto.
L'ho vissuto, l'ho voluto vivere a tutto tondo! GRANDE VIAGGIO! GRANDE VIAGGIO!!
Grazie lo devo a chi ha creduto in me. A chi non ha smontato i mie sogni, a chi mi ha sempre incoraggiato ad andare avanti.
Grazie speciale lo devo ai miei, sprattutto mia  mamma. Non avrei mai immaginato mi lasciasse andare "allo sbaraglio". Lei che è sempre stata in pensiero quando si era lontani da casa. Prima della partenza  era entusiasta almeno quanto me.
Prendo l'occasone per dirle... "Voglio tornarci, prima o poi lo farò!!"
1月26日

5 gennaio - Raleigh

Sono le 18 e ormai sono tornata in motel. Ieri sera il treno era arrivato a Raleigh alle 22,30, un ora dopo. Ho trovato la stazione pressochè desolata, anticipo di una piccola cittadina e con poche risorse, il giorno dopo visitandola, ne avrò conferma. Non c'era nessuno a cui chiedere informazioni e in più è molto piccola. Siamo usciti e chiediamo ad un tassista di portarci in un motel non molto costoso e non molto lontano dalla città. La corsa ci costerà 10 dollari. Ci porta al "Super 8 miles". Quando ci eravamo fermati a dormire a Baltimora, siamo capitati in uno di questa catena diffusa in tutti gli USA. Sono economici e molto confortevoli. Se qualcuno volesse fare un viaggio on the road, consiglio vivamente di dormire in un motel di questa catena, e come me rimarrete sorpresi quando, aprendo il cassetto del comodino, troverete la Bibbia.
Inizia a  salirmi un pò di tristezza, domani Michele parte. Andiamo a dormire e la mattina  alle 5,30 sarò già sveglia. Alle 8 ci alziamo e dopo una doccia faremo colazione, tra l'altro inclusa  nel prezzo. Chiediamo informazioni alla reception per arrivare in città. Davanti al motel, la fermata dell'autobus che con 1 dollaro ci  porterà in centro o downtown come lo chiamano loro.
Un quarto d'ora di tragitto, scendiamo al capolinea. Ci rendiamo subito conto che in poco tempo avremmo visto il più. La città di Raleigh rispecchia la fama del suo stesso  stato. Il North Carolina è uno dei più poveri. I palazzi non sono altissimi, se li paragono  quelli di NY. Il resto delle costruzioni rispecchia lo stile vecchio west e altre sembrano richiamino lo stile belle epoque. Non ho visto terrazzi. Solo un paio di condomini ne erano forniti, spero non copino lo stile europeo ma tengano ben fede alle loro tradizioni.
Mentre continuiamo a camminare, conveniamo che nonostante la sua semplicità, la città ha  comunque il suo fascino. Notiamo che  tanta gente si saluta. Scoperto l'incanto della  piccola città di provincia: tutti conoscono tutti.
Giriamo l'angolo e rimaniamo increduli. Il nome di una nota  marca  italiana di caffè fa scattare il tipico richiamo tutto tricolore. Il bar si chiama "Sosta" e il nome ci  fa sospettare  che il proprietario sia italiano. Entriamo  e chiediamo due espressi. Bastano poche parole per  confermare  i nostri sospetti. Il gestore è italiano, di Cagliari: Luciano, ha la nostra stessa età. Ci chiede cosa facessimo a Raleigh, non è una città turistica. Gli spieghiamo l'itinerario del nostro viaggio. A nostra volta domandiamo perchè sia capitato anche  lui qui, è altrettanto insolito, fra tutte le città americane, sceglierne una come questa, del tutto anonima. Ci spiega che ha vissuto per brevi periodi ad Orlando e  in Caliornia e, poi  per  uno scherzo del destino era finito a Raleigh. La tranquillità e la semplicità della città e la sua gente hanno fatto si che qui mettesse radici. La domanda: "come ti è venuta l'idea di aprire un locale qui" è d'obbligo. "Ci sono nuove  costruzioni e nuovi progetti di espansione" ci spiega. Guardandoti attorno infatti  tutto dà a pensare che la città sia  in "movimento". Vedo Miky molto interessato all'idea di un trasferimento e fa molte domande. Luciano è gentilissimo e chiede di tenerci in contatto, scrive il suo indirizzo email sul biglietto da visita del suo locale e lo allunga verso di noi. E' una chiaccherata lunga e piacevole come il caffè che ci ha offerto.
Riprendiamo la passeggiata, ma vista l'ora, ci dirigiamo verso il capolinea degli autobus. Forse  è meglio fare ritorno in motel. Per le 12,30 Michele dovrà partire con direzione aereoporto. Arriviamo al Super 8 per le 11,30 circa. Ne approfittiamo per fare un  giro di perlustrazione nei dintorni. Qui c'è tutta un altra realtà. Le case sono ancora più semplici di quelle viste in città. Sono piccole, tanto che mi chiedo come facciano a viverci. Certe  sembrano le case delle bambole. Quasi tutte hanno un porticato, con l'immancabile sedia a dondolo e il barbecue.
Ne ho vista una che nel suo giardino sventolava la bandiera  americana. Molte, hanno un canestro da pallacanestro. Il basket... altro simbolo americano.
Le srade sono tranquille, è una via di mezzo fra le nostre di montagna e quelle sperdute di campagna, ma naturalmente molto più larghe. Il quadro che vediamo è incantevole. Regna la pace e la tranquillità assoluta. Si sentono solo gli uccelli che cantano e ogni tanto lo scricchiolio delle  foglie, mosse  dagli scoiattoli.
Mangiamo un panino in un fastfood di fronte al motel.
Non sono molto di parole, non mi vengono. Guardo fuori dalla finestra alle spalle di Miky, sperando ti trovare qualche spunto. L'America ci riserva un  ultima sorpresa: un camion che trasporta una casa, di legno come quelle viste poco prima. Avevo sentito di trasporti  di questo singolare  genere, ma credevo fosse una leggenda.
L'ho detto e lo ripeto: gli USA il paese dove tutto può succedere!
Finiamo di mangiare ed  usciamo. Sento la malinconia farsi spazio. Ci prestiamo ad attraversare la strada, i miei occhi iniziano ad inumidirsi, ma tengo la testa bassa mente lui scherza alludendo alla nostra "separazione". Mi impongo di sorridere e solo allora lui guardandomi, si accorge della mia commozione. "Non dirmi che piangi? So che girato l'angolo festeggerai." Mi ha sempre strappato un sorriso in questi giorni. Quando vivi per 10 giorni con una persona accando, inizi a "sentirla". Come sento forte questo distacco. "Ci rivediamo in Italia", mi dirà salutandomi.
Buon viaggio, Michele!!
Ora sono sola e non voglio farmi prendere dallo sconforto. Rientro in camera, mi lavo i denti ed esco con largo anticipo sull'orario dell'autobus, voglio tornare in città.  Voglio riempire la testa, la mente e gli occhi di tutto ciò che mi possa essere sfuggito durante la passeggiata mattutina. Scelgo la fermata  precedente a quella di stamane, di fronte ad una piccola stazione di pompieri. Mi siedo ed aspetto un attimo, ma  continuo a guardarmi attorno, come presa dalla frenesia di osservare. La strada è in salita  e  le case che scorgo mi incuriosiscono. Mi alzo e mi butto alla scoperta. Si apre  un mondo di casette minuscole con giardino annesso. Sembra  di  vivere in un fumetto dal giornalino "Topolino". Le stesse  piccole abitazioni con la solita cassetta delle lettere... quella con la levetta rossa che indica la presenza di posta. Metto mano alla borsa ed alterno ora  la digitale ora la telecamera. Ogni tanto qualcuno mi osserva, credo che si stiano chiedendo che ci faccio con la telecamera qui, forse per loro non c'è nulla di turistico ed interessante. Per me c'è molto!! E' anche  questa l'America che volevo vedere. L'America di tutti i giorni, l'America degli uomini e non solo quella dei grattacieli e delle mille luci di NY.
E' davvero sorprendente vedere con quale semplicità vive buona parte  del popolo della nazione più potente.
Arriva l'autobus, il 7 e in 15  minuti mi porta  in centro. Inizio il mio tour e  mi spingo anche in  zone che stamattina non abbiamo visto. Mi incuriosiscono delle case molto belle. Mi avvicino e dietro le prime, ne spuntano  molte altre e tutte diverse. Il quartiere si chiama "Historic Oakwood". Sono case  disposte su  due o più piani. Come tutte le case americane, hanno le fondamenta di  cemento ma il resto è costruito  di legno con assi messe  in orrizzontale. Le case del quartiere sono curatissime, credo che ci abiti una parte della popolazione benestante. Hanno il giardino e molte una piccola mansarda, o forse all'ultimo piano hanno una sola stanza mansardata. Moltissime hanno ancora  addobbi di Natale e gli americani non badano a spese per  questi. A Baltimora ho visto palle da albero di Natale giganti nei giardini, Babbo Natale  enormi gonfiabili, statue a grandezza uomo di renne con tanto di slitta. Tutto questo sembra  uscito dalla penna fantasiosa di uno scrittore  di fiabe. Mi intrufolo per qualche isolato e fermo per sempre queste immagini sulla memory card e sulla 8mm. Vedo la gente  che mi guarda e allora mi sento un intrusa in un mondo surreale ma tranquillo. Torno sui miei passi, non voglio violare oltre la loro privacy.
Mi dirigo dalla  parte  opposta di Raleigh e scopro che in una città così piccola ci sono 3 chiese grandi: Metodista, Battista e Luterana. Sono costruzioni molto grandi, e forse sono anche un  punto di ritrovo per i fedeli di queste religioni in tutto lo stato. Ora si, posso dire  di aver visto la città in lungo e in largo. Mi siedo sulle panchine dello State Capitol al centro esatto di Raleigh. Guardo tutte le foto fatte durante  il viaggio. Sono quasi 500 e mi sembra di averne fatte troppo poche.
Non passa molto tempo e mi accorgo che il sole, che mentre  camminavo aveva fatto la sua apparizione fra le nuvole, se ne va. Scompare  dietro ad altre molto più grigie e minacciose ed  io non ho neppure l'ombrello.
A malincuore decido di tornare alla stazone dei bus prima che la pioggia mi sorprenda. Qualche passo, giro l'angolo e il gioco è fatto: eccomi qui, con altri afro-americani ad  aspettare il 7, con destinazione "South Saunders". 
1月25日

3 gennaio - Washington/Raleigh

Alle 20 usciamo dall'albergo per andare a mangiare e poi in stazione per informarci sul costo del treno, decideremo in seguito cosa fare. A NY, avevamo scoperto una catena di self-service italiana, o così dovrebbe essere. Si chiama "Sbarro". In taxi, verso l'hotel, lo abbiamo adocchiato e naturalmente ceneremo lì. Prendo un pezzo di pollo arrosto, una polpetta che mi stuzzica per la sua perfetta rotondità e dei fagiolini. La verdura non era molto cotta ed è stata cucinata con l'aglio, ma il resto era perfetto. Con una piccola bottiglia di acqua naturale ho pagato 6,82 dollari... poco. Facciamo due passi all'interno della stazione, è davvero bella. Chiediamo informazioni e in breve tempo decidiamo: il treno prevale sull'auto ancora una volta. Facciamo il biglietto e paghiamo 93 dollari a testa, partiremo con quello delle 15 e dovremmo arrivare alle 21. 4 gennaio Per fortuna stamattina volevamo dormire un pò di più delle altre mattine: alle 6,30 eravamo già svegli! Ormai quello che volevamo vedere di Washington lo abbiamo visto, perciò pensiamo di fare due passi in città un pò fuori degli schemi turistici. Dopo colazione, ci buttiamo nella tranquilla città. Cammino volentieri, il cielo è sereno, il sole splende e non fa freddo. Infatti decido di lasciare in hotel berretta e guanti. Passeggiando poi, toglierò anche la sciarpa e al sole e slaccerò anche la giaccavento. Abbiamo camminato per due ore su per giù, chiaccherando del più e del meno, come fossimo due abitanti. Un giro davvero piacevole. Vedo un distributore di giornali sul marciapiede, decido di prenderlo. Fra tutti quelli disponibili, scelgo il "Washington Post", il più venduto degli altri. Inserisco 35 cent, tiro la maniglia e il gioco è fatto: il giornale ufficiale della capitale è mio. Felice, come quando a NY ho preso tra le mie mani il "New York Times", riprendo il cammino. Nei miei viaggi, ho sempre cercato di portare a casa, da mettere nel ripiano dei ricordi, non il solito souvenir banale, ma qualcosa di davvero speciale, che sia assolutamente originale del posto in cui sono stata. Di questo viaggio metterò la macchinina della polizia e i due giornali acquistati. Alle 11 torniamo in albergo, ci riposiamo una mezz'ora, prendiamo le valigie e scendiamo nella hall, sbrighiamo il chek out e prendiamo un taxi. Siamo in anticipo e pranziamo da "Sbarro" come la sera precedente. Mentre mangiamo, iniziamo a pensare sul da farsi all'arrivo a Raleigh. Speriamo di trovare un posto dove dormie che non costi molto e sia comodamente raggiungibile. Sto scrivendo nella sala d'attesa della stazione. Aspettiamo che appaia sugli schermi il gate del nostro treno. Questa stazione è molto grande e ha un organizzazione simile ad un aereoporto. Sulla mia stessa fila di sedie, un uomo distinto si è seduto per mangiare un pezzo di pizza e bersi una coca cola. Con la coda dell'occhio, ho visto che è molto incuriosito da cosa sto scrivendo. Vedo... è appoggiato al bracciolo sinistro (siede alla mia destra) ed è molto proteso dallo stesso lato. Dopo un pò lo sento "ricomporsi", credo che abbia rinunciato a capire. L'attesa è lunga, il treno ha un ora di ritardo. Partiamo alle 16 e arriveremo alle 22. Alzo lo sguardo e vedo l'uomo accanto a me che ha finito di mangiare, ha la bocca ricoperta di briciole e vedere l'insieme del quadro: vestito elegante con le briciole sulla bocca: mi viene da ridere. Le 16 finalmente! Il treno è confortevole. Il nostro posto è all'inizio del vagone. Il sedile si può reclinare e si può alzare un poggiapiedi. Ci viene offerto un piccolo cuscino, come quello degli aerei. Sul treno c'è un punto ristoro. Si può prendere un caffè, un panino o uno snack. Ogni vagone ha una sorta di "stewart". Un addetto, al quale puoi rivolgerti se dovessi aver bisogno. In questo caso è un uomo simpatico, gentile e manco a dirlo... di colore.
1月23日

3 gennaio - NY/Washington

Deciso: prendiamo il treno! Paghiamo 90 dollari la tratta NY-Washington, arriviamo in 3 ore, alle 12,40 e avremo il pomeriggio a disposizione per visitare la città. Il treno è confortevole, il contrario dei nostri. Per lunghi tratti, il treno costeggia la Interstate 95 percorsa in auto e, il ricordo dell'emozione all'inizio del viaggio è inevitabile! Guardandola mi fa ricordare che il viaggio è al giro di boa. Ancora una tappa a Washngton e poi di nuovo verso Raleigh, dove prima Miky e poi io, prenderemo l'aereo che ci porta a casa. Anche per il ritorno vedremo che fare, se auto o ancora treno. Abbiamo visto che la decisione di quest'ultimo è stata azzeccatissima, le stazioni sono sempre nel centro delle città, quale modo migliore per arrivare se non hai l'auto, e avere così a disposizioni molte informazioni sulla città. Nelle stazioni delle grandi città, come gli aereoporti anche di quelle meno, c'è a disposizione dei turisti, un banco informazioni riguardanti gli alberghi. Oltre all'immagine dell'albergo e il numero di telefono, al turista è data la possibiltà di telefonare, senza spendere un centesimo. Il banco è attrezzato anche di apparecchio. Un addetto al servizio informazioni ci consiglia un albergo vicino alla Casa Bianca. Usciamo dalla stazione, tra l'altro un altra opera d'arte a vedersi, e prendiamo un taxi. Paghiamo 10 dollari la corsa e in albergo, dopo aver sbrigato le pratiche di check in, depositiamo le valigie e, manco a dirlo... fuori alla scoperta della capitale degli USA. Con sollievo da parte di Michele, scopriamo che tutto quello che c'è da vedere, è nel giro di pochi isolati. La prima visita la dedichiamo all'attrazione per eccellenza della capitale: la Casa Bianca. Inutile dire che è molto bella, molto curata e così anche il grande giardino e... molto sorvegliata. Ho visto poliziotti con l'auricolare nascosto, come li vedi nei film. E' impressionante come la Casa Bianca, scusate il gioco di parole sia... bianca. Mi fa uno strano effetto pensare che all'interno viva l'uomo che guida la nazione più potente al mondo. C'è un poliziotto, che seppur di sorveglianza, molto gentilmente non si nega a nessun turista per un informazione. Non c'era molta gente davanti alla residenza di Bush e con tutta tranquillità, ho potuto scattare le mie fotografie. Di fronte alla Casa Bianca si erge l'Obelisco, altissimo e alla sua base un cerchio di bandiere a stelle e strisce fanno uno splendido contorno. Partendo dall'Obelisco, che visiteremo in seguito, ci avviamo lungo un larghissimo e infinito viale. Passo dopo passo, passiamo davanti a diverse istituzioni statunitensi, come il Ministero del Tesoro, gli Archives of United States of America, the Old Postal Office. Tutte gli enti governativi si trovano in palazzi in stile '700-'800. La città di Washington non ha molte attrazioni da offrire al turista. Qui si svolge tutta l'attività politica, si decidono le sorti dei 52 stati confederati. Camminando per le strade di Washington, respirare l'aria politica che regna qui... sembra di vedere Abhram Lincon o George Jefferson passeggiare, con il cilindro e bastone. Ho visto tantissime persone vestite eleganti, con soprabito e valigetta 24ore, accompagnati per la maggior parte da donne, pure loro eleganti, forse le stagiste di questi avvocati o deputati. E' diversa da NY, molto diversa! Qui non ci sono i grattacieli. Le strade sembrano più larghe e con doppio senso di marcia, a NY il traffico è regolato da sensi unici. I palazzi sono molto vecchi e non sono altissimi. In Freedom Plaza, vicino alla Casa Bianca e in prospettiva del Campidoglio, si leggono scritte sul porfido frasi inneggianti alla libertà dell'uomo e all'abolizone della schiavitù. Vengono riportati i nomi degli autori delle frasi stesse. Leggo: Martin Luther King, Abrham Lincon, George Jefferson, molti presidenti americani del passato. Arriviamo al Campidoglio. E' una struttura imponente. Ogni cosa negli USA è gigante, non hanno mezze misure. Sui gradini del Capitol, un giovane policeman di colore scambia amichevolmente delle battute con altri turisti. Non mi faccio scappare l'occasione di farmi fotografare con lui: era d'obbligo!! Da qui, guardo verso l'Obelisco: ai miei occhi si apre una lunga distesa di prati inglesi che divide i due monumenti, e lo spazio è davvero sconcertante. I prati sono divisi da sentieri di piccola ghiaia, c'è molta gente che fa footing. Anche in questo gli americani si dividono in due categorie: una, quella degli osservanti della forma fisica e l'altra degli osservanti della ginnastica della mandibola! Voglio dire, o sono palestrati o sono dei grassoni esagerati. Vorrei andare fino all'Obelisco per vedere il giro tondo di bandiere da vicino e propongo l'idea a Miky, che mi guarda e dice: "Fin laggiù?! Ma tu sei tutta matta!!". Volutamente incurante della sua esclamazione mi incammino, sapendo che mi sarebbe venuto dietro e lo faccio chiaccherare. Parola dopo parola, sorpresa, arriviamo all'Obelisco. "Ce l'hai fatta ancora a portarmici?!?!" mi dirà con un sorriso. Osservo, salgo per il sentiero cementato che mi accompagna fino alle bandiere (Michele mi aspetterà alla base "Io ti aspetto qui!"), e faccio un giro intorno al monumento con il naso all'insù. L'Obelisco è leggermente in rialzo rispetto alla città e si vede un discreto panorama della Casa Bianca e del Capitol. Si sta facendo sera e dopo le foto qui, torniamo in albergo per riposare un pò prima di cena. A stomaco pieno si ragiona meglio e decideremo cosa fare per il rientro a Raleigh: treno o auto?

2 gennaio - New York (Va parte)

 

Facciamo colazione nel solito locale, seduti sugli alti sgabelli e tavolino davanti alla grande vetrata. E' il secondo giorno dell'anno e i newyorkesi già riprendono il loro ritmo quotidiano. Imbaccuccati per proteggersi dal gran freddo che stamattina ci ha sorpesi, camminano con passo svelto verso i luoghi di lavoro. In mano hanno un bicchiere di cartone per alimenti pieno di caffè (più che altro a me sembra... brodaglia) e il sacchetto contenente la loro colazione.
Usciamo e iniziamo a cimentarci nella solita sfacchinata. Questa volta l'itinerario prevede la parte centrale di Manhattan, cioè Central Park. Oltretutto il cielo azzurro e senza nuvole, garantiscono il mio giro in elicottero prenotato alle 14.
L'aria è freddissima. Salendo verso il parco, passiamo davanti al Moma, che putroppo non era ancora aperto al pubblico. Proseguiamo. Arriviamo in Grand Army Plaza, di fronte a Central Park. Il parco è curatissimo e le sue dimensioni sono immense. C'è molta  gente che faceva footing, nonostante il freddo e l'aria pungente. Laghetti, ponti, prati, ci sono anche posti dove puoi affittare una barca per farti un giro. E' stato creato un laghetto  ghiacciato. Non c'era molta gente che pattinava.
Giriamo in lungo e in largo il parco, è bellissimo. Ci perdiamo nei suoi prati e fra le stradine.
Si stavano facendo le  11 e il mio appuntamento per il tour all'eliporto è alle 13, quindi la  coda che poi vedremo al Guggheneim ci demoralizzerà.
Torniamo indietro verso la 30st, anche se il tragitto è davvero lungo. Alle 11.30 circa ci separiamo, io torno in albergo per cambiare la cassetta 8mm e prendere la nuova memory card della digitale.
Scendo e chiedo alla reception se possono chiamarmi un taxi, ma mi viene sconsigliato perchè troppo costoso. Mi faccio indicare la strada, oltretutto mi dicono che è una mezz'ora di strada, per  me, che adoro camminare è nulla!.
Mentre cammino il panorama cambia. I grandi e maestosi palazzi lasciano terreno a case di pochi piani e più modeste. Sembra  quasi di vedere scene di film girate nei quartieri poveri di Manhattan. La prevalenza della popolazione qui è nera e quasi tutti vestiti con abiti molto larghi e grandi scarpe da ginnastica.
Sono quasi arrivata, vedo spesso elicotteri partire ed arrivare. L'attesa è lunga. Avevo prenotato per le 13.30 e alle 14.30 sono ancora nella sala d'attesa che aspetto. Ho con me la telecamera e la digitale pronte a immortalare questa esperienza. Devo passare anche il metal-detektor. Finalmente tocca a me. Dopo una breve lezione sulle norme di sicurezza, un addetto mi aiuta a salire e mi allaccia la cintura. Sono con altre 7 persone, una famiglia francese. Le eliche iniziano a girare più forte, ancora più forte. L'elicottero si muove, prima con movimenti quasi incerti poi più sicuri. Per un attimo ho paura e penso: "Chi me l'ha fatto fare". Una cosa sono gli aerei e un altra gli elicotteri. Si alza e inizia  il giro. Sotto di noi il fiume Hudson, ci dirigiamo verso la statua della Libertà. Maestosa  e fiera mostra ai turisti la sua fiaccola. L'elicottero vira e torna indietro, dritta davanti a me... NY. Vista dall'alto e dal mare, è come la si vede spesso nelle fotografie più belle.
Lo spettacolo è talmente bello che rimango esterrefatta!! E' una sensazione bellissima sorvolare la città. Speravo che l'elicottero facesse un giro poco più largo, per poter vedere qualcosa di più, magari da  un altra angolazione. E' stato un andata-ritorno durato 12 minuti, ma fantastico!! Indubbiamente emozionante.
Ora sono in camera e sono le 17.15. Ho una fame da morire. Non ho pranzato oggi. Quando ero uscita dall'albergo per andare all'eliporto, il cibo non era uno dei miei pensieri.
Domani purtroppo andremo via da NY. Ci fermiamo a Washington. Dobbiamo solo decidere se partire da qui in treno o in auto ancora. Vedremo, ormai in questo viaggio abbiamo già sconvolto qualche piano e non ci spaventa cambiarli ancora.
 
 
1月22日

1 gennaio - New York (IVa parte)

 
Oggi piove e salta il tour in elicottero  che avevo prenotato. Pazienza, spero in domani.
Nonostante la pioggia, a volte  battente a volte come una nebulosa, abbiamo camminato tantissimo, manco a dirlo, e fatto shopping.
Dopo colazione, abbiamo iniziato la nostra  maratona lungo la 5th, siamo entrati in vari negozi, ma solo uno in particolare sarà il nostro preferito. Il gestore è un signore anziano e sapendo che siamo italiani, ha sfoderato un discreto italiano, vantandosi che la moglie è milanese. Grazie alla sua verve, diventeremo i suoi clienti preferiti, dimostrandocelo a suon di sconti. Inutile dire che, nonostante i suoi omaggi, spenderemo una discreta somma di dollari in regali.
Camminando per le strade di NY, spesso si sentono sirene: ambulanze, polizia o pompieri, come nei film che siamo abituati  vedere.
E come nei film, l'America non si nasconde nemmeno nella realtà.
A NY ad ogni ora del giorno o della notte puoi mangiare. Si può spaziare dalla cucina cinese all'indiana, pakistana, libanese, ai fastfood tradizionali, c'è l'imbarazzo della scelta. E casomai non dovesse bastare, ad ogni angolo di strada c'è sempre la possibilità di mangiare un hot dog al costo di 1,50 dollaro. Si trovano con facilità ambulanti che al momento ti preparano panini, spiedini di carne e verdura.
Ho visto brochard un pò ovunque. Li ho visti, avvolti alla  bene-meglio, magari infilati o coperti da cartoni per ripararsi dall'aria fredda, dormire sui gradini di una chiesa o agli angoli delle strade.
Addirittura ne ho visto uno tutto accovacciato dormire sullo zerbino, all'interno di porte automatiche di un bancomat, con la gente che entrava ed usciva per fare un prelievo di contanti, fra l'indifferenza totale.
Che Paese gli USA. La nazione degli eccessi... in ogni senso!!
E' sera e con il naso all'insù scruto il cielo: non ci sono nuvole e le stelle brillano su questa impareggiabile città. Il tour in elicottero è salvo!!
 
 
 
 
1月21日

31 dicembre - New York (IIIa parte)

 

Ultimo giorno dell'anno e primo giorno di grandi tour a piedi. Alle 8,30 siamo già fuori dall'albergo. Decidiamo di prendere la metro'. Scendiamo in Chambers Square. Da qui visitiamo per primo, uno dei tanti simboli di questa città: il Ponte di Brooklyn. Magnifico!! Eccezionale!! E' pecorso da  tantissime persone, molti  turisti ma anche newyorkesi che fanno jogging o lo percorrono in bicicletta. Ci sono infatti due "corsie": una per  i pedoni e una per le bici. Sono sul ponte e mi sposto più in là, sono quasi ad un quarto di tutta la sua lunghezza  e mi giro per vedere  la city. Non trovo le parole per descrivere. Rimango ferma per non so quanti minuti lunghissimi ad ammirare tutto il suo sfarzo. Ritorniamo sui nostri passi e ci incamminiamo verso un luogo che sembra diventato una sorta  di pellegrinaggio: Ground Zero. Non si vede  molto, è un cantiere. Sembra  una ferita aperta nel cuore  dell'America. Costruiranno una torre  ancora più alta, forse nel tentativo di rimarginarla?
Ci sono fotografie che testimoniano il terrore e la disperazione di chi era miracolosamente sopravvissuto o di chi ha perso un parente. E' esposto un elenco interminabile dei nomi di chi ha pagato lo scotto di essere al posto sbagliato  nel momento sbagliato.
Al contrario di altri luoghi che vedrò in seguito, qui si respira un aria di rispetto verso chi non c'è più.
Scivoliamo lungo Trinity Place, giriamo per Cedar St. e arriviamo a Wall Street, il cuore pulsante della finanza mondiale.
Mi sorprende sempre, vedere come gli amercani ricordino agli altri quanto siano orogogliosi di esserlo. Trovo bandiere  a  stelle e  strisce ovunque. Non solo sventolano sui palazzi delle istituzioni, ma anche lungo le strade principali, penzolano dalle aste ai 2° o 3° piani dei grattacieli.
Sulle colonne del palazzo in stile '800 della borsa, ci sono luci colorate bianche, blu e rosse a formare la bandiera.
Da qui, torniamo sui nostri passi e arriviamo a Chinatown. Uno sguardo veloce ai negozi. Mi incuriosiscono le pescherie: vedo  una vasta scelta  di pesce posato su una quantità industriale di ghiaccio tritato.
Non sono rimasta impressionata dal quartiere cinese... o forse sono io che mi aspettavo chissà cosa. Little Italy è confinante alla Cina qui a NY. Vedo tricolore sparso qui e là. C'è una lunga serie di ristoranti e pizzerie che, non a caso ovviamente, portano nomi come: "Bella Napoli", "Dante" o "Sorrento". Le case colorate  con l'immancabile scala  antincendio all'esterno, gli addobbi di Natale tricolori e, persino gli idranti sono colorati con quelli della nostra bandiera. Mi è sembrato di respirare "aria di casa". Ci fermiamo in uno di questi ristoranti per il pranzo, il cameriere che ci serve  è napoletano e Michele ne approfitta per scambiare due parole in dialetto partenopeo. Forse è proprio grazie alla corregionalità dei due, il motivo dell'ottimo trattamento che  ci è stato riservato? o viene servito a tutti gli italiani in vacanza lì?
Torniamo alla Chambers Station e  risaliamo sulla metro', ci fermiamo alla 34st. Altra lunga camminata per  vedere il Palazzo dell Nazioni Unite. Non mi rendo conto che Michele inizia ad essere... "cotto". Scelgo i percorsi secondo i siti da visitare, senza  rendermi l'idea delle sfacchinate colossali che "impongo" al povero Miky. La sera in albergo, scherzando mi dirà: "Se vedi qualcosa  fumare, non è l'albergo che va a fuoco, sono i miei piedi!".
Mi fa una strana sensazione sapere che sono proprio davanti al Palazzo dell'ONU. Vedere con i miei occhi il luogo  dove vengono decise le sorti di questo mondo. E' domenica, pensiamo che il palazzo sia chiuso, non sventolano nemmeno le mille bandiere del pianeta.C
Risaliamo per la 42st, costeggiamo il Chrysler Building, ne osserviamo la maestosità e la sua corazza tutta d'acciaio e arriviamo alla Grand Central Station. Stazione dei treni che  più che una stazione vera e propria, sembra un opera d'arte, degna  del miglior architetto. Al piano interrato ci sono una lunga serie di ristoranti e al piano superiore  la  stazione si apre  con una splendida e grande sala, al centro un singolare orologio. Il soffitto è dipindo di verde, ovviamente non manca  la bandiera statunitense. E' stupefacente!! Appena  fuori, sorpresa... un sciuscià. Sembra roba d'altri tempi. Ma ne vedrò anche alla stazione di Washington e all'aereoporto di Philadelphia.
Camminando, vedo scene e immagini e mi sembra  di essere catapultata in un altra dimensione, in un altro tempo e mi chiedo, allora, dove  io abbia mai vissuto...
Michele mi "supplica" di tornare  in albergo. Ci incamminiamo e riguardo la cartina della città, non ho visto il Flatiron Building, e considerato che non è molto distante dall'albergo, non mi faccio scappare l'occasione. Oltretutto io vorrei continuare a camminare, sono così elettrizzata che le mie gambe non sentono la stanchezza, seppur so benissimo che ne  ho gà fatta tanta di strada.
Infatti  vado avanti  e sulla 5th, poco dopo aver lasciato Michele, sulla mia sinistra vedo un bar-market. Non so come si chiamano, ma sono locali aperti 24 ore  su 24 e puoi fare colazione, pranzare o solo prenderti ciò che  vuoi, come take away. C'è una grande vetrata, ci sono alti sgabelli e credo solo per questo diventerà il posto dove faremo colazione le mattine seguenti: vedere NY che prende il suo ritmo quotidiano.
Passo davanti ad una chiesa. La mia attenzione è catturata  da una lunga e folta serie di strisce di raso giallo e verdi. Ad ognuna di queste è legato un foglietto plastificato, per  proteggerlo dalle interperie del tempo. Sui foglietti è riportato un nome e il grado: sono i nomi di soldati in Iraq. Credo siano soldati newyorkesi ancora operativi. So che per  gli americani, il colore giallo ha un significato di "speranza di ritorno a casa" e credo sia un auspicio che i newyorkesi con l'avvicinarsi delle festività natalizie, si fanno per poter passare il Natale con i propri cari. Ho letto alcuni nomi, ci sono anche molte  donne. I fogli riportano anche  l'età dei  soldati, la media è di 20/22 anni! Mi accorgo, che come me, altra  gente si è fermata a guardare e a leggere. Sono turisti e credo che anche loro, come me, sia stata impressionata da tanta speranza e solidarietà.
Dopo aver  dedicato una piccola preghiera affinchè la speranza possa diventare realtà, proseguo verso la  mia meta.
Il passo è ancora buono e finalmente davanti ai miei occhi c'è il palazzo più "pazzo" del mondo. Visto di lato potrebbe passare per uno qualsiasi. Bisogna vederlo di fronte. La costruzione a punta, con la serie di finestre che corrono lungo tutto l'angolo... è decisamene singolare e bizzarro e comunque in un contesto di una città come NY sta benissimo, sembra proprio il posto adatto.
Raggiunta  la mia meta e scattate le foto di rito, dovrei tornare in albergo, ma il desiderio di stare in mezzo alla folla è molto più forte. Vicino al Flatiron c'è un piccolo parco, NY ne ha parecchi. Entro e curioso un pò. Con mia sorpresa scopro un discreto numero di scoiattoli intento a  saltellare qui e là alla ricerca  di cibo.
Mi avvicino piano. Non sono per nulla intimoriti dalla presenza dell'uomo, anzi, mi sono accucciata e ho allungato la mano, uno scoiattolo si avvcina a tal punto quasi da  sfiorare le mie dita.
E' una bella sensazione. Vedere come vivano in perfetta sincronia l'uomo, con tutto ciò di cui si è circondato in questa grande città e questi piccoli animali di bosco. E' davvero sorprendente.
Inseguendo gli scoiattoli avrò perso più di mezz'ora, sarà meglio che rientri in hotel, oltretutto non vorrei far impensierire Miky.
E' giusto che riposi un pò anche io prima di mezzanotte.
 
E' stata una giornata intensa e ora, dopo una doccia calda, ci aspetta una  lunga sera al freddo. Usciamo e ci fermiamo a sgranocchiare qualcosa in un take away cinese sulla 6th aveneu. Poi, piano piano, iniziamo a salire fino ad arrivare all'altezza della 51st, stando paralleli a Time Square.
Fra una chiacchera e una risata, osserviamo la gente. Guardiamo: c'è gente combinata in ogni maniera, sarà il Capodanno!? E sempre per  i festeggiamenti, c'è uno spiegamento di polizia sbalorditivo. Sono meravigliata: i poliziotti! Sono davvero straordinari. Sono disponibili, gentili, cordiali come pochi loro  colleghi al mondo. Ho visto policeman, su richieste di turisti, non solo farsi fotografare con loro, ma improvvisarsi fotografi per i turisti stessi. Ma avete mai visto poliziotti fare una cosa  simile? Non li ho mai visti negarsi per una battuta o per una foto. Forse sanno bene che film e telefilm li hanno resi celebri.
Che città straordinaria e domani lo sarà ancora di più, ammirandola dall'elicottero... ma questo è un altro racconto.
La confusione aumenta e la mezzanotte si avvicina.
-5, -4, -3, -2, -1     2007!!!! BUON ANNO!!!!!!!

 

30 dicembre - New York (IIa parte)

 

NY è a dir poco sensazionale!! Appena arrivati, il tempo di posare le valige in albergo e senza disfarle subito fuori, a farci un bel giro sulla 5th  Avenue fino a toccare Time Square.
Le luci, la gente, tanta e  il gran traffico mi hanno quasi stordito. Sapevo che sarebbe stato travolgente, ma fino a  che non ho visto con i miei occhi, non potevo immaginare quanto fosse strabiliante!!! Dimenticavo... i grattacieli!! Fan venire le vertigini solo a gurdarli. Sono così spettacolari, così maestosi nella loro infinita altezza! Sono meraglioszi e  io sono affascinata. Continuerei a guardarli e a fotografarli.
La gente qui è "varia" dico io. Ce n'è per tutti i gusti. Oggi, mentre camminavamo, una donna di colore mi è passata accanto. Trascinava un trolley, indossava occhiali che inneggiano all'anno nuovo (ne vendono ad ogni angolo di strada) e predicava ad alta voce non so cosa e ogni tanto suonava uno strumento di plastica  simile ad  un ocarina. Mi sono guardata  attorno, dopo il suo passaggio e ho notato che nessuno si era stupito come lo eravamo io e Michele. Deduco che sia normale per i newyorkesi assistere a scene simili quasi quotidianamente. Da noi, ci stupiamo solo se incrociamo qualcuno che magari parla tra sè e sè ad alta  voce. La stranezza è di casa a NY!!
Emozionante! Emozionante vedere tutto ciò che ho visto in foto ma su internet. Mi chiedevo se davvero potesse esistere un posto come questo. La risposta è scontata. E' molto più bello di quanto pensassi!! Quando pensavo a NY e ai suoi grattacieli, credevo che camminare per le sue strade  mi avrebbe dato un senso di soffocamento. Mi chiedevo quanto spazio ci fosse stato fra un palazzo e un altro. Invece c'è un margine tale che potrebbe starci in mezzo una casa, le strade  sono molto larghe. La cità per quanto caotica, è molto vivibile. Le strade principali (aveneu) sono molto larghe, hanno più corsie e sono percorse da grandi automobili.
Ho visto lee tipiche limousine americane. Manco a dirlo, molto lunghe e diversi Hummer (mi piacciono da morire), uno lungo come una limousine!!
Dio come è bella NY!! In Time Square fervono i preparativi per la festa di domani sera. Sul palco, si muovono molti tecnici, si danno un gran da fare per sistemare le luci, gli altoparlanti... un gran movimento.
Ho visto negozi con addobbi natalizi che farebbero invidia al miglior creatore  di addobbi al mondo, come il negozio di Cartier: chi avrà avuto la brillante idea di decorare tutto il palazzo come fosse un pacco regalo e mettere  tutte quelle "piccole" scatole rosse?? Bè, chiunque sia stato... complimenti per la  fantasia!!
Abbiamo camminato tanto oggi. Ho sulle spalle anche qualche ora  di guida. Sono stanca  morta e anche Michele lo è. Torniamo in albergo prima dell'ora di cena per riposare un poco e poi uscire per festeggiare il mio complenanno. Inutile dire che crollo dal sonno e tiro dritto fino alle 3,30.
 
 

II° giorno - Baltimora/New York

 
30 dicembre - BUON COMPLEANNO STEFF!!! (Ia parte)
 
Sono le 8,40 e siamo in auto verso NY. Mentre Michele guida io scrivo, ho molte cose da dire e credo che la sera sola non mi possa bastare. Fose ci fermeremo a Philadelphia o forse decidiamo di tirare dritto fino a NY e al ritorno farci una tappa. La voglia di arrivare alla Grande Mela è tanta!! E poi, sono sincera, festeggiare il mio complenanno a NY... sarà indimenticabile!
Un altra cosa  mi ha impressionato di ciò che ho visto: le grandi distanze. I grandi spazi. L'altro giorno dall'aereo, appena abbiamo iniziato a sorvolare  le coste degli USA, vedevo sotto di me spazi immensi, a perdita d'occhio. Voglio dire, quando sorvolo l'Italia sotto di me scorrono immagini quasi "rassuntive" del paesaggio, sembra sia  stato fatto un resoconto della natura, tutto vicino: case, strade, boschi, fiumi e laghi. Ma qui sembra  che il panorama sia stato scritto a grandi lettere con largo interlinea. Ogni tanto, qui e là emergono gruppi di case e poi boschi, fiumi, laghi e prati si riappropriano dello scenario.
Mi hanno incuriosito le targhe delle auto. Ogni Stato riporta sulla propria, una frase. Per esempio, il Massachusetts: "THE SPIRIT OF AMERICA", lo Stato del Delaware: "THE FIRST STATE", il North Carolina: "THE FIRST IN FLIGHT", la Florida: "THE SUNSHINE STATE", il Pennsylsvania: "THE STATE OF INIPENDENCE", il New Jersey: "THE GARDEN STATE", New York: "THE EMPIRE STATE". Credo sia come, da noi, scrivere  sulle nostre targhe una frase che distingua la regione di provenienza... vediamo, per l'Emilia Romagna potrebbe essere: "La piadina d'Italia" oppure per la Lombardia... "La terra delle nebbie", l'idea mi fa sorridere.
Abbiamo passato Philadelphia e ci dirigiamo verso NY!! Dritti dritti! Lo scorcio di Philly (come la chiamano gli americani) è sensazionale. Alti grattacieli a sinistra e alla mia destra si estede un grandissimo porto. Ho visto i grandi ponti di ferro americani. Quelli che collegano le città attraversate da larghi fiumi. Ma i più famosi li vedrò oggi.
Per quel "poco" che ho visto fino ad ora, gli americani sono un popolo "strano". Non hanno cura di sè. Ho visto gente molto grassa, proprio come li vedi in TV.
Cambio di guida, mi metto al volante e ci resto fino all'aereoporto di Newark di NY. Lasciamo l'auto al rent a car dell'aereostazione e prendiamo il treno, risparmiando un sacco di soldi di taxi (a NY sono molto cari), seguendo il consiglio di un funzionario di colore del Newark. Facciamo il biglietto ad  una biglietteria automatica, paghiamo 14 dollari a testa. Non siamo sicuri di sapere esattamente dove scendere. Vicino a  me, un uomo magro, con un completo scuro, una camicia verde oliva e  una cravatta in tinta, mi guarda  e capisce che non sono americana. Gli chiedo quanto impieghi il treno per arrivare a Penn Station, mi risponde mezz'ora e aggiunge che lui scenderà proprio lì. Mi chiede da dove vengo e  se  è la mia prima volta negli USA e a NY. Più tardi, vedrà nei miei occhi la mia emozione di essere qui. Finalmente arriviamo. L'uomo mi fa cenno che è il momento di scendere, ci guida fuori dalla stazione, è una sorta di labirinto al primo impatto. Saliamo la scala mobile e intravvediamo l'uscita. Mi chiede in quale strada sia il mio albergo e si offre di aiutarmi a trovare la 30st, la trentesima.
Ci siamo, sto uscendo dalla stazione e davanti a me tanta gente cammina frettolosamente e le bandiere a stelle e strisce di un grande albergo sventolano sulla 7th. L'impatto è forte!! Sono a NY. Sento il respiro farsi affannoso e gli occhi inumidirsi. L'uomo che si era offerto di accompagnarci, si accorge della mia emozione che fatico a trattenere. Mi posa dolcemente una mano sulla spalla e mi dice con voce gentile: "Don't worry, it's only NY".
 
1月20日

I° giorno: Raleigh-Baltimora

Oggi mentre sistemavo alcune cose, mi è tornato in mano il diario di viaggio che scrivevo la sera, nei miei giorni negli States. Pensavo che potrei scriverne alcune pagine e se poi la mano mi prende... lo scriverò tutto, in fondo non sono molte pagine: solo 43!! Michele diceva che ne stavo facendo un romanzo. Allora... quasi quasi inizio...
 
29 dicembre - Raleigh/Baltimora
 
Finalmente!! Eccomi qui a scrivere le prime parole di un diario di viaggio. Un viaggio speciale. Era un sogno che dovevo realizzare. Dai primi scorci le emozioni erano già state grandi, preludio di ciò che sarebbe stato.
E' successo un pò di tutto ieri all'arrivo ma non è di questo che voglio parlare... per fortuna le cose sono andate per il verso giusto e tutto ha preso un altra piega. Scrivo dal letto di un tipico motel americano, è una catena che già avevo visto in internet prima di partire, si chiama SUPER 8 MILES (buon rapporto qualità-prezzo), ma per arrivare fin qui abbiamo percorso più di 500 km, facendo piccole soste per riposare. Alla seconda Michele mi deve aver letto negli occhi dicendomi: "Vuoi guidare tu un pò? magari mezz'ora?!" e da poco dopo Richmond ho guidato fino a dopo Baltimora, più di mezz'ora!! Non so quanti kilometri o miglia abbia fatto, ma so che sono stata al volante dalle 17,30 fino alle 23,00.
Devo riconoscere che mi sembrava di essere una 18enne alla sua prima guida: mai guidato prima d'ora un auto col cambio automatico, ma essere cosciente di guidare sulla 95 INTERSTATE che collega  New York a  Miami è un emozione e che non ha parole.
E proprio questo che mi aspetto da un esesperienza  come questa: emozioni che non riuscirò nemmeno a descrivere. Saranno così grandi e sbalorditive che non troverò le parole per raccontare. Visto che l'orario sul percorso era  stato pienamente rispettato, si è deciso per l'ultima tappa nella città di Baltimora. Entrare nella città la sera e vederla tutta illuminata come il campanile di una chiesa bardata a festa, sembrava di  osservare una cartolina illustrante il panorama notturno... ma io lo stavo guardando con i miei occhi!! Mi sono chiesta: "Se tanto mi dà tanto... come sarà NY?". Credo di aver realizzato forse solo in parte le  possibili dimensioni di quella metropoli. Ci siamo fermati per mangiare un panino al volo e abbiamo chiesto informazioni per un hotel. Seguendo le indicazioni dell'inserviente del fast food, siamo finiti in una zona direi decisamente popolare, o almeno qui in Italia la definiremmo tale. Siamo capitati in un ghetto, le case erano molto semplici, una attaccata all'altra. Alcune sfioravano il degrado addirittura. Non avevano il giardino e le colonne all'ingresso, che caratterizzeranno invece quelle benestanti viste dopo in una zona residenziale, erano le tipiche case viste nei film di Walt Disney, dove tutti vivono in case belle, eleganti e ordinate.
Altre case che mi hanno colpito sono le fattorie viste lungo la 95, nel North Carolina e Virginia. Tante avevano recinti con animali, soprattutto cavalli. Mi hanno dato l'idea di  una vita semplice e riservata. Spesso queste fattorie erano sparse, quasi isolate le une dalle altre.
Torno al raccondo di Baltimora, sbagliando e sbagliando strada, ho finito per fermare l'auto e chiedere altre informaziomi. Vedo un poliziotto in auto, accosto e scendo. Il poliziotto, grassoccio e di colore, è disponibilissimo a tal punto che, dopo avermi spiegato la strada per reimmettermi sulla "95", si è offerto  per accompagnarmi: "Follow me", un pò sbigottita lo guardo, ma piacevolmente sorpresa, corro in auto e mentre mi metto al suo seguito, raccondo a Michele. Ridiamo della cosa e lui esordisce:  "Bene, per oggi ce ne sono capitate abbastanza, ma che il poliziotto ci porti all'hotel... non ci crederà nessuno!"
Si oggi è successo di tutto e  come primo giorno non è niente male. Sono stanca è l'una di notte.
 
1月13日

a casa

Sabato scorso a questa stessa ora ero seduta nella sala d'attesa del Gate A22, dell'aereoporto di Philadelphia. Aspettavo il volo che mi avrebbe riportato a casa. Già... casa! Quanta malinconia avevo nel cuore, tentavo di rivedere ogni immagine per cercare di non dimenticarne nemmeno una. Non sempre si fanno viaggi come questo, e non sempre riesci a viverli così intensamente. E' passata una settimana. Una settimana intensa di lavoro e a pensarci, sembra passato chissà quanto tempo. Il lavoro, appena rientrata, mi ha riportato subito alle solite abitudini, anzi peggio, posso dire che è stata davvero una settimana dura. Incomincio a sentire sul serio il peso del ruolo che ricopro, soprattutto ora che non ho un responsabile vicino per condividere i problemi che insorgono. Lo so che può sembrare strano, o addirittura assurdo, ma forse è per questo che i ricordi dei grattacieli di New York, le immagini dei 6 stati attraversati in auto e poi in treno, che correvano veloci dal finestrino, le mille luci della sera che illuminavano a giorno Time Square, i sorrisi, l'ospitalità della gente... sembra tutto così lontano, nitidi ma lontani. Appena si calmeranno le acque del lavoro, li potrò ricordare con tutta la serenità che meritano. E quando riguarderò le foto, avrò il tempo per soffermarmi e osservare, come se stessi rivivendo ancora una volta, la formidabile esperienza che è stata.
1月9日

che viaggio ragazzi!!

 Eccomi a raccontare un altro viaggio, un altra esperienza. Un obbiettivo raggiunto con determinazione e costanza. E' stato a dir poco fantastico, al di là delle mie aspettative. Mi sono sempre chiesta come sarebbe stato, cosa avrei visto. Pensare che a volte sembrava non dovesse realizzarsi e il morale ne subiva duri colpi. Ma con il passare del tempo, il progetto prendeva forma e l'entusiasmo, gradualmente saliva alle stelle. Quante sere sono rimasta nel letto a pensare, quante ore di sonno perse. E ora... ora sono qui, a descrivere 10 giorni vissuti intensamente sulla pelle e nel cuore. Nei miei viaggi ho sempre cercato di stare in mezzo alla gente del Paese che visitavo, vedere come vivono, quali siano le loro abitudini e anche in questa occasione ho cercato di non farmi mancare nulla. Ho guidato sulla Interstate 95 che collega Miami a New York, facendo attenzione a rispettare i severi limiti di velocità. Mi sono servita della metro, del treno e di autobus, sedendomi al fianco di afro-americani ed ispanici. Pensavo, dopo l'11 settembre di incontrare un popolo chiuso e diffidente, invece, ovunque sia andata ho trovato disponibilità e cortesia, persino dai poliziotti. Non li ho mai visti negarsi per una fotografia o una battuta con un turista. Spesso mi sono sentita dire: "Welcome". Sono molto uniti fra loro e orgogliosi di essere americani. Ne è la prova che ovunque girassi lo sguardo, vedevo bandiere a stelle e strisce sventolare fiere. Non solo sulle istituzioni pubbliche, ma anche nei giardini di semplici case e appese a penzoloni dai secondi o terzi piani dei palazzi della mitica 5th Aveneu, come sulla Madison o sulla 7th, sui paraurti dei camion. Baltimora, Raleigh, Washington e lei, la mitica New York! Bellissima, tutta illuminata per il Capodanno. Mi è sembrata come una bella donna, che sa di piacere e ai suoi ammiratori non appare mai in disordine. Grazie "Big Apple". Il 30 dicembre camminavo per le tue strade: era il mio compleanno. Quale modo migliore per festeggiarlo?! E' stato memorabile!!